Prestito rifiutato: dopo quanto si può riprovare e cosa fare?
Ricevere un rifiuto su una richiesta di prestito non chiude definitivamente la possibilità di ottenere un finanziamento. In molti casi è possibile ripresentare la domanda, con lo stesso istituto o con un altro, dopo aver compreso il motivo del rifiuto e, dove possibile, agito su alcuni fattori concreti.
Perché viene rifiutato un prestito?
Gli istituti di credito valutano ogni richiesta in base al profilo complessivo del richiedente, basandosi su informazioni quali:
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reddito;
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sostenibilità del finanziamento;
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requisiti di finanziabilità non rispettati
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documentazione mancante
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stabilità lavorativa;
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presenza di altri finanziamenti attivi;
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storia creditizia registrata nei Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC).
Un rifiuto può dipendere da uno o più di questi fattori combinati, non necessariamente da una segnalazione negativa.
È utile sapere che ogni istituto applica i propri criteri di valutazione del merito creditizio. Un rifiuto da parte di un istituto non implica automaticamente lo stesso esito presso un altro.
Dopo quanto tempo si può ripresentare la domanda
Non esiste un termine legale fisso. La tempistica dipende principalmente dal motivo del rifiuto.
Se il rifiuto è legato a una segnalazione nei SIC, i tempi di permanenza dei dati variano in base alla natura della segnalazione:12 mesi fino a 2 rate non pagate o 2 mesi di ritardo, 24 mesi se con più di 2 rate o due mesi non pagate ma successivamente regolarizzate, 36 mesi per gravi inadempienze non regolarizzate.
Consultare il proprio profilo SIC (possibile gratuitamente tramite il sito ufficiale) è il primo passo per capire cosa vede l'istituto al momento della valutazione.
Se il rifiuto dipende da variabili reddituali o di stabilità lavorativa, non esiste un tempo minimo da rispettare: conta la variazione oggettiva della situazione.
Come migliorare il profilo prima di ripresentare la domanda
Alcune azioni concrete possono aumentare le probabilità di approvazione di una nuova richiesta.
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Ridurre il debito residuo complessivo. La presenza di più finanziamenti attivi pesa sul giudizio di merito creditizio. Estinguere o ridurre rate esistenti migliora il rapporto tra debito e reddito disponibile.
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Evitare nuove richieste ravvicinate. Ogni richiesta di finanziamento genera una traccia nei SIC. Presentare più domande in poco tempo può essere interpretato come segnale di difficoltà economica.
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Mantenere la puntualità sui pagamenti esistenti. Bollette, rate, abbonamenti: ogni pagamento regolare contribuisce a costruire uno storico positivo.
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Stabilizzare la situazione reddituale. Un contratto a tempo indeterminato o una continuità lavorativa documentabile incidono positivamente sulla valutazione.
Come agire sulle variabili della richiesta
Indipendentemente dalla storia creditizia, è possibile riformulare la richiesta in modo da renderla più sostenibile:
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Ridurre l'importo richiesto. Una somma inferiore abbassa il rischio percepito dall'istituto.
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Allungare la durata. Una durata maggiore riduce la rata mensile e migliora il rapporto rata/reddito, che è uno dei parametri principali di valutazione.
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Valutare l'inserimento di un garante. La presenza di un garante con profilo creditizio solido può sbloccare richieste altrimenti al limite.
Quando la cessione del quinto è un'alternativa concreta
Per i lavoratori dipendenti e i pensionati esiste un percorso alternativo al prestito personale tradizionale: la cessione del quinto. Le rate vengono trattenute direttamente dallo stipendio o dalla pensione, il che riduce strutturalmente il rischio per l'istituto finanziatore, con criteri di accesso che possono differire in modo significativo rispetto al prestito personale, anche in presenza di uno storico creditizio non lineare.