Benessere diffuso ma orientato alla prudenza
Il 77% dei dipendenti pubblici si dichiara soddisfatto della propria qualità della vita, ma solo il 16% si definisce “molto soddisfatto”. Prevale una percezione di equilibrio e stabilità più che di benessere pienamente raggiunto, con livelli più alti nel Sud e nelle Isole (84%).
Il dipendente pubblico come pilastro economico della famiglia allargata
Il 68% si percepisce un punto di riferimento economico per la propria famiglia e il 47% dichiara di essere il principale percettore di reddito. Il ruolo è più marcato tra gli uomini (60%) e appare già significativo tra i giovani adulti.
Preoccupazione diffusa per la pensione futura
Il 69% ritiene che la pensione pubblica non sarà sufficiente a mantenere l’attuale tenore di vita, mentre solo l’8% si dichiara “molto sicuro” della capacità del sistema pubblico di garantire una pensione adeguata.
Nonostante le preoccupazioni, il 50% non ha aderito ad alcuna forma di previdenza integrativa e il 66% lascia il TFS interamente all’INPS. Inoltre, il 54% non conosce i vantaggi fiscali del conferimento ai fondi pensione.
La stabilità del lavoro pubblico perde valore simbolico
Il 28% sta valutando seriamente di cambiare lavoro, quota che sale al 53% tra i 18–34 anni. La sicurezza del pubblico impiego non è più percepita come quindi una scelta definitiva.
Confini lavoro–vita privata sempre più sfumati
Il 38% dei dipendenti riesce raramente o mai a disconnettersi dal lavoro fuori dall’orario, con punte più elevate nel comparto scuola, segnalando una pressione lavorativa crescente.
Innovazione presente, ma competenze percepite come incomplete
Il 76% ha percepito cambiamenti legati a nuove tecnologie, ma solo il 24% li considera significativi. Il 55% si sente solo parzialmente preparato ad affrontare la transizione digitale, con un gap soprattutto generazionale.